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La Redazione del Sito Insuperabile, è onorata di omaggiare i Grandi Personaggi che hanno dato molto per tramandare a noi giovani questa splendida tradizione. In loro memoria dedichiamo questo spazio. Invitiamo tutti a contribuire con foto e notizie dei Grandi Dei Gigli, contattandoci o inviandoci il materiale al seguente indirizzo elettronico: Redazione del Sito Insuperabile: E-mail: redazione@insuperabile.org ed avrete lo spazio a disposizione.
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Nel ricordo di:
Raffaele Ambrosanio
Rafele Mane ‘e Fierre |
Se fa cchiu’ triste ‘o volto e ‘stu paese
Pare che tene sempre l’uocchie ‘nfuse
Parlanne ‘e te che figlie tuoje
e chello che ‘e rialato a sta città.
Dinte ‘e mmane stregne ‘na fotografia
e ‘nu fasce ‘e luce argiente attorno ‘a mme:
pare che vo’ parlà, che me vo’ raccuntà
parlanne ‘e te l’emblema ‘e sta città. |
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Questi, sono alcuni dei versi della canzone che Raffaele Giordano ha composto nel 2003 per il Comitato L’Insuperabile. Quel Comitato, formato principalmente dalla famiglia Ambrosanio, era, in un certo qual modo, speciale poiché nato per un motivo benpreciso: onorare la memoria di Rafele Mane ‘e Fierre. Chiunque abbia una discreta e longeva conoscenza della Festa dei Gigli di Barra, non può non conoscere Rafele! Non bisognava essere necessariamente un tifoso della paranza Insuperabile per stimare e rispettare questo personaggio, poiché è naturale avere rispetto e stima di uomini della sua natura. E' la storia che vi sto per raccontare è la storia di quest’uomo, di Raffaele Ambrosanio, che ha lasciato un segno incancellabile e duraturo nel mondo della nostra Festa. L’appellativo di Mane ‘e fierre gli era stato attribuito durante una lite, poiché per evitare di colpire un uomo, aveva preferito dare un pugno nel muro e quel muro s’era sbriciolato! Rafele era un barrese purosangue! Era nato a Via Ciccarelli il 27 gennaio del 1940, alla vigilia della Seconda Guerra mondiale. Il suo papà era venuto a mancare quando lui aveva appena otto mesi, e sua madre s’era rimboccata le maniche per garantire un futuro dignitoso ai suoi figli. Il dopoguerra è stato un momento difficile, duro, specialmente per chi come i nostri padri era nato in un paese del Sud: c’era la fame, la miseria e la scuola poteva sembrare una via d’uscita. Ma Rafele non aveva una grande passione per la scuola! Lui aveva altro per la testa, del resto tutto quello che hanno in mente i ragazzini che nascono e crescono a Barra: il Giglio ed il pallone! Rafele era analfabeta e tutto quello che ha imparato glielo ha insegnato la vita, e lì, o sei fatto di buona pasta o difficilmente vai avanti. Nessuno della sua famiglia coltivava la passione per il Giglio, lui era uscito fuori razza. A sedici anni aveva cominciato ad alzarlo quel Giglio che riempiva i suoi pensieri e sogni d’adolescente. Il posto che occupa è ‘a varra ‘e currea a sinistra, quello rimarrà sempre il suo: e lì che foto ed immagini lo ritrarranno sempre, spesso senza maglietta, forse al fine di evitare che qualcosa potesse impedirgli i movimenti in uno dei punti più difficili del Giglio! Ma era anche un’altra passione a governare le sue giornate: il pallone. Faceva il portiere e, per ironia della sorte, ha giocato nel Nola. Prometteva bene, e se ci avesse messo un po’ più d’impegno, forse sarebbe diventato qualcuno; ma a volte nella vita bisogna fare i conti col proprio destino, e forse il suo destino era un altro… E’ intorno al 1965 che comincia ad assumere delle responsabilità all’interno della paranza di cui fa parte, infatti, porta con sé cinque persone al servizio del capoparanza Pasquale detto ‘O Guaglione. Questi sono anche gli anni del suo matrimonio con una ragazza barrese (Giuseppina Sorridi) e la nascita di Giuseppe, il primogenito, (nel corso degli anni nasceranno altri due maschi:Gennaro e Massimo). Il rapporto con i figli è pericolare. “Voi siete i miei fratelli più piccoli” - era solito dir loro. E a loro trasmette la passione e l’amore incondizionato per il Giglio. Era prima di tutti un amico per i suoi figli e, soprattutto un padre per i suoi ragazzi! Sì, perché Rafele aveva sempre un pensiero ed un occhio di riguardo per i guagliune che stavano sotto al Giglio; lui lì c’era stato e spesso preferiva ancora restare lì piuttosto che dinnanzi, dove diceva che c’era troppa confusione! Conosceva bene la sofferenza e il sacrificio che ci volevano per alzare il Giglio, ed aveva rispetto e pretendeva rispetto per i suoi ragazzi. E questo i suoi ragazzi lo sapevano bene, come sapevano bene di poter sempre contare sui suoi consigli, perché Rafele era stato, e rimaneva prima di tutto, uno di loro! Nel 1967, a Nola, vince il primo premio assegnato alla paranza insieme a Pasquale Poliselli e Vincenzo Carbone (‘O Cacagliello). Ma questo è solo uno dei tantissimi riconoscimenti di Rafele; nel corso degli anni, inizia con Pasquale Poliselli una collaborazione che si protrarrà fino agli anni 70, quando Rafele decide di passare con i Volontari (barresi). Questo fino al suo incontro, nella seconda metà degli anni 70, con un altro grande della Festa barrese: Francesco Scognamiglio detto Cicciotto. Nel 1973, sempre a Nola, è con ‘O Ciucciaro; questo è l’anno della canzone “Si spezzano ‘e varrielli”. Si racconta,che quando il Giglio uscì dal Vicolo di Piciocchi ci fu un sacerdote che, nel vedere l’esibizione esclamò meravigliato: “Ma questo Giglio vola”. La fine degli anni 80 segna una svolta nella Festa barrese. E’ il 27 settembre del 1987: nasce l?insuperabile, e Rafele, insieme a tutti gli altripersonaggi, quali Cicciotto e Filippo ‘O Schiavone (Filippo D’Aponte), ne diviene il simbolo. L’obiettivo da raggiungere, da quel momento in poi, è di rendere questi ragazzi sempre più competitivi e potenti. Gli anni che verranno sono quelli delle grandi esibizioni a Nola, e delle ottime prestazioni a Barra. Nel 1994 muore Cicciotto, e l’eredità spirituale della giovane paranza passa nelle sue mani! Arriva il decennale del 1997, e Rafele è tra i responsabili di quel comitato (Comitato L’Insuperabile) allestito con notevoli sacrifici economici, per rendere un omaggio doveroso a tutti gli sforzi fatti in quegli anni. Il resto è storia recente! E’ la fine dell’estate del 1999, si approssima l’ultima Festa del Millennio. L’Insuperabile è con il Comitato Crocella. La domenica dell’alzata è una splendida giornata di sole, una delle più belle viste negli ultimi anni…forse il sole è venuto a vedere L’Insuperabile fare una delle feste più coinvolgenti e spettacolari che si ricordino… L’anno dopo L’Insuperabile è in Via Figurelle, ma davanti ala Giglio Rafele non c’è; appare solo la mattina, con accanto i suoi figli, per incitare e salutare i suoi ragazzi. Per ragioni di salute non potrà essere presente, eppure sarà comunque come fosse lì con loro! Sì, perché un altro momento spettacolare di Rafele erano i discorsi che faceva ai suoi ragazzi subito dopo la conta! C’era chi veniva apposta solo per sentire le sue ultime raccomandazioni. Non amava tenere discorsi molto lunghi, lui era di poche parole; la sua maggiore preoccupazione era di ricordare ai suoi guagliune di nondimenticare mai di essere i numeri uno, e quando si è il numero uno bisogna essere un esempio per gli altri, sempre, attraverso la calma e la serietàche sono le qualità fondamentali da tenere vicino al Giglio. Il 7 novembre dello stesso anno Rafele non c’è più. Ed insieme a lui s’è ne andata una parte significativa e vera della Festa dei Gigli di Barra. Restano i suoi insegnamenti, i ricordi, le foto e tutto quello che Rafele è stato per la festa, ma soprattutto per L’Insuperabile Barrese. Restano i suoi insegnamenti ai figli, prima come padre e poi come capoparanza, perché lui dinnanzi al Giglio li trattava esattamente come gli altri, avendo sempre cura di raccomandare loro di non permettere mai la fine della sua amata Insuperabile, a cui aveva dedicato parte della sua vita. La mia famiglia è originaria di Via Ciccarelli e Piazza Serino: Rafele era un caro amico di mio padre, erano cresciuti insieme, ed insieme avevano condiviso la passione per il Giglio. Appartenevano adun’altra generazione loro… Ricordo il giorno in cui è venuto a mancare Rafele Mane ‘e fierre, lo ricordo bene, poiché è stata una delle poche volte che ho visto piangere mio padre.
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Ognuno ‘e nuje ci ha spiso tutt’ ‘e parole
tutti gli elogi so pe’ sti guagliune
se fa invidià stà forza ccà
che c’è rimaste tu pe’ eredità.
Tu paranza nata sulo pe’ nu scopo
in custodia tiene ‘e cchiave ‘e sta città,
mo a tte sanna inchinà
nisciuno adda passà
Insuperà, e te falle tremmà
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La canzone, “Parlanne ‘e te”, del Comitato L’Insuperabiledel 2003 terminava con questi versi Sono sicura che a Rafele questa canzone è piaciuta moltissimo…
Elisabetta Nappo |
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Un ricordo di: Ciro Trombetta
Nelle tappe che segnano l'evolversi della macchina da Festa, nasce e si sviluppa a Barra un "mestiere" unico ed insolito: l'arte della "attaccatura" delle varre. Portratrice dell'antico mestiere è la famiglia Trombetta che tramanda di generazioni il compito di legare al Giglio i pali (varre) che permettono ai collatori il trasporto dello stesso. La famosa legatura avviene con il semplice ausilio di corde e chiodi, richede una tecnica particolare ed un precisione millimetrica al fine di dare più equilibrio al Giglio e rendere più facile il compito del trasporto. Ciro Trombetta muore il 30 Settembre 2001 in pieno svolgmento della Festa. La sua arte è portata avanti dalla famiglia Cozzolino e "Purciariello". In onore di Ciro Trombetta è stata scritta dalla moglie, questa splendida poesia nel ricordo di un personaggio che ha dato molto per Barra e per i Gigli:
30 settembre 2001
L'urdemo Giglio
E' stata l'urdema Festa da vita mia
aggia portato a termine
cu tutta a passione mia.
Mmo nun ce sto cchiù
ma è comme si ce stesse
pecchè ve do 'na mano pure all'ato munno.
Perciò uagliù vuttate e mmane
faciteve Onore
facite vedè a sti Paranze
ca nunn' è cagnate niente.
L'Insuperabile resta ca era
e nunn sa dà cagnà.
A Festa e Festa
nun c'è sta niente a fà,
se io e Mano 'e Fierro
stamme all'ato munno
cercate e ce capì.
Mmo stanno e Purciariello
l'aggia mbarata a vicchiaia
e nun ponno sbaglià.
Però si ce penzate,
Nuie stammo annanzo 'o Giglio
mmiezo a vuie
comme tanto tiempo fà.
Trombetta |
LE INTERVISTE
INTERVISTA A :
Massimo Ambrosanio
Massimo Mane ‘e Fierre |
Massimo è nato a Napoli il 17 aprile del 1973,
è il più giovane capoparanza barrese! |
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«Eravamo agli inizi degli anni 80; a quell’epoca avevo circa una decina d’anni, e per la Festa dei Gigli di quell’anno, io ed i mie amici avevamo costruito un giglio alto circa sei metri. Lo sistemammo proprio all’inizio di Palazzo Magliano ma, la mattina della domenica, notammo che un filo dell’illuminazione stradale ci avrebbe impedito l’accesso a Corso Sirena… Non ci perdemmo d’animo, e trascinammo letteralmente il nostro piccolo giglio al di sotto del filo, cominciando a sfilare anche noi per le vie di Barra!».
Con questo simpaticissimo aneddoto inizio la mia chiacchierata con Massimo! Gli avevo chiesto, qual’era il ricordo più bello che conservasse della Festa dei Gigli, e lui –sorridendo- mi ha raccontato questa storia.
Trentadue anni, sposato con Anna (da cui ha avuto Raffele e Martina, due bimbi di cinque e due anni e mezzo), Massimo Mane ‘e fierre è il più giovane capoparanza barrese!
Terzogenito di Raffaele Ambrosanio (Rafele Mane ‘e fierre), Massimo è nato a Napoli il 17 aprile del 1973. I suoi genitori, dopo due maschi, desideravano una femmina, ed invece è arrivato lui! Dell’ariete, il suo segno zodiacale, possiede, senza alcun dubbio, tutte le caratteristiche più belle come la lealtà, il coraggio e l’ostinata determinazione. Massimo ha la capacità di essere critico, è obiettivo e sicuro di sé, senza essere presuntuoso o superficiale! C’è, però una cosa che ti colpisce più di tutte: il rispetto e la gratitudine che traspare dalle sue parole, quando parla del suo papà. Ti accorgiche non solo l’uomo è forgiato da tutti gli insegnamenti, che di norma un padre può dare ai propri figli, ma soprattutto percepisci l’amore ela considerazione per un genitore che purtroppo non c’è più, e che in ogni caso senti presente, ogni giorno, forse proprio perché ti ha lasciato una cosa reale dicui avere cura, anche e soprattutto in suo onore: l’Insuperabile barrese!
E allora mi sembra naturale chiedergli cosa ha significato per lui, ed i suoi fratelli, vivere accanto ad un uomo come Rafele Mane ‘e fierre.
«Mio padre era un uomo eccezionale che ha sempre rispettato le nostre scelte. Vedi, per farti un esempio, nonostante lui era uno dei maggiori responsabili della paranza più famosa di Barra (quella di Cicciotto) non ha mai avuto per noi -che eravamo suoi figli- delle preferenze. Io hoiniziato ad alzare il giglio a tredici anni, cominciando a farmi le ossa nella paranza di Susamiello.Sapevo che la maglia, con lui e Cicciotto, dovevo meritarla! Nel 1989 ho alzato con la paranzabarrese Simpatia, e solo nel 1990 ho avuto la mia prima maglia dell’Insuperabile. Avevo diciassette anni e forse ancora troppa poca esperienza…fatto sta che non feci nessun’alzata!».
Massimo, quand’è che sei diventato capoparanza dell’Insuperabile?
«Nell’estate del 2003, in una riunione di tutti i responsabili dell’Insuperabile, si mise ai voti l’elezione del nuovo capoparanza. Fummo scelti -come candidati- io e il mio amico Gennaro Caiazza, alla fine poi fui nominato io.».
Ma cosa si prova a comandare l’Insuperabile?
«Un’emozione grande! Quando sei davanti al Giglio, avverti tutto il peso della tua responsabilità:senti una tensione fortissima, ma poi, nel giro di una mezz’ora quella tensione comincia a calare e così incominci a divertirti! Ricordo con piacere, e al tempo stesso con emozione, quando -a settembre del 2003- ho “esordito”come capoparanza alla Festa di San Giovanni. A Barra, poi, alcune settimane dopo, già la tensione era meno forte; però sicuramente non dimenticherò mai la commozione che ho provato nel comandare quel Giglio che io e la mia famiglia, con enormi sacrifici, avevamo dedicato a mio padre…
All’inizio, a causa della mia giovane età, sapevo che avrei potuto commettere degli errori, ma è proprio dagli errori che s’impara, e io so che ho ancora molto da imparare! L’esperienza è l’elemento più importante, per esempio, durante la mia prima Festa ho perso la voce quasi subito, poi col tempo ho capitocome conservarla più a lungo.».
Quale canzone dei Gigli ricordi con più emozione?
«Parlanne ‘e te, per mille motivi è la canzone che ricordo con più emozione, e poi Nuje ’80 che mio padre amava particolarmente.».
Qual è stato il momento più triste che tu hai vissuto nella Festa ?
«Nel 2001, l’Insuperabile era con il Comitato Figurelle e, come tradizione, prima di andare a pranzo salutammo tutti i nostri responsabili e collaboratori. Così feci anch’io, e fra i tanti,strinsi la mano a Ciro Trombetta, dandogli appuntamento al primo pomeriggio. Ma, quando ritornai mi dissero che Ciro purtroppo non c’era più …».
Dopo Barra, in quale altro paese ti fa piacere di partecipare alla Festa dei Gigli?
«Decisamente Nola! E’ un’emozione speciale entrare con il Giglio in Piazza Duomo! Nel 2002, quando l’Insuperabile era col Giglio del Sarto, ho vissuto attimo per attimo tutti i preparativi della Festa nolana. Sono rimasto molto colpito dall’organizzazione che coinvolge tantissime persone. Credo che Nola abbia un fascino particolare proprio perché è il luogo dove la Festa dei Gigli è nata. La cosa più importante, poi, è che lì si fa di tutto per valorizzare la Festa e le sue tradizioni, e questo la rende certo più interessante.».
Visto che abbiamo nominato i nolani… Ma che cosa è successo, realmente, qui a Barra nel settembre 2002 e che ha scatenato tante polemiche?
«I barresi e i nolani sonorivali da sempre,chiaramente nell’ambito della Festa; nel settembre del 2002 forse si è parlato troppo, specialmente prima della Festa. C’è una cosa che bisogna ricordare bene, la Festa prima si fa e poi magari, se è il caso, si parla. Comunque noi ed i nostri amici nolani abbiamo chiarito tutto, anzi, con ogni probabilità, l’anno prossimo l’Insuperabile barrese sarà una delle protagoniste della Festa di Nola.».
Saresti contento se tuo figlio un giorno seguisse le tue orme, e diventasse capoparanza?
«Se mio figlio volesse farlo certo non glielo impedirei, anche se non gli nascondereile difficoltà che questa scelta comporta. Abbiamo ancora molta strada da fare, se vogliamo migliorare questa Festa. Mi dispiace solo vedere che le autorità politiche non fanno nulla per aiutarci a cambiare le cose: dispiace a me, come penso dispiaccia a tutti quelli che di questa Festa sono appassionati.».
Sono alle prese con il mio ultimo esame universitario: letteratura latina. Fortes fortuna iuvatdicevano i romani.Mi ha sempre colpito quest’affermazione poiché è vero- credetemi- la fortuna è alleata dei forti, dei più forti, di tutti coloro che mettono l’anima e la volontà in ciò che fanno.
Elisabetta Nappo
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INTERVISTA A :
Felice Parisi
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Cantante ufficiale della Paranza barrese L'Insuperabile |
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E’ una bellissima serata di fine luglio e mi trovo a Nola, a Piazza Duomo! Sono con alcuni amici, e tanti altri ne ritrovo intorno a me. Ma ecco che -come sempre puntualissimo- ne arriva un altro: Felice Parisi, questa volta siamo qui per lui! Così, seduti attorno ai tavolini di un bar, tra la magnifica Cattedrale ed il superbo palazzo del Comune, barresi e nolani ascoltiamo, rapiti, le parole di Felice. Ed è in questo momento -in questo preciso momento- che ho chiara la sensazione dell’assenza di qualunque distinzione circa la provenienza o i colori di ognuno di noi, poiché l’Insuperabile, l’Ft e la Trinchese sono diventate, per una misteriosa alchimia, le tessere di uno stesso puzzle, le protagoniste di una stessa storia: la Festa dei Gigli.
Felice Parisi non ha certo bisogno di presentazioni: la sua voce, il suo stile sono inconfondibili! Ma, nonostante sia il più famoso cantante di Nola, e uno dei maggiori protagonisti delle varie sagre dei Gigli che si svolgono in Campania, Felice è -per noi rossoblù- qualcosa di molto più significativo: è il primo cantante dell’Insuperabile barrese! Spesso gli faccio notare come sia stato facile -da parte dei numeri uno- scegliere il numero uno, e di come sia stato naturale -peril numero uno- aver scelto i numeri uno!
Nato a Nola l’8 aprile di trentasette anni fa, Felice porta con sé un cognome impegnativo: quello dei Parisi. Carmine ed Enzo, suoi illustri predecessori, che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della Festa dei Gigli, gli trasmettono un talento musicale non comune. Non è un caso, quindi, che Carmine Parisi gli è accanto quando -a sedici anni- sale per la prima volta su di un Giglio: siamo a Nola, nel 1984, ed il Giglio è quello del Calzolaio. Da quel momento, Felice entra di diritto a far parte di quel magico e folle mondo che è la Festa dei Gigli: tanti i successi, tante le vittorie per uno dei cantanti più famosi.
Felice, quale canzone ricordi con più piacere?
«Tutte quelle interpretate nel corso di vent’anni. Ma c’è ne una, in particolare, che ricordo con una certa emozione. Si chiamava Doje rose ed era la canzone del Panettiere del 1986.».
Perché?
«Allora avevo diciotto anni e, quella Festa , significò l’inizio della mia carriera artistica.».
Quand’ è che sei “approdato” a Barra?
«Nel 1988, con la paranza nolana di Tonino ‘Auliara. L’anno dopo, fui contattato dalla Mondiale e vi restai fino al 1995.».
E poi cosa è successo?
«E poi è arrivata sua maestà l’Insuperabile! Era il 1996, ricordo che quell’anno il Comitato Crocella organizzò una bella festa, coronata da una delle più famose canzoni dell’Insuperabile barrese:la stupenda Cumpagne mieie.».
Felice, cosa significa essere il primo cantante dell’Insuperabile?
«Per me, significa tante cose. Durante i dieci anni, trascorsi con questi ragazzi, ho avuto il privilegio di conoscere grandissimi personaggi della Festa, quali Rafele Mane ‘Fierre per esempio, o il mio grande amico Umberto Orefice. Immagina, qui a Nola mi chiamano Felice ‘o Barrese perché con l’Insuperabile mi sono sempre sentito a casa, e poi c’è il pubblico rossoblù che con il suo sostegno ed il suo tifo ha la capacità di farti sentire importante!».
Nel corso della tua carriera, hai dovuto cantare sempre accompagnato da tanti musicisti diversi. Che tipo di rapporto sei riuscito ad instaurare con loro?
«Ho la fortuna di aver instaurato un buon rapporto con tutti i musicisti con cui canto, però è chiaro che ci sono delle differenze. Infatti, con Franco (Manco ndr.) ho un’ intesa, una sintonia del tutto particolare, mentre con gli altri, invece, mi adeguo.».
Ma è vero che si crea anche un’ intesa speciale tra il cantante e la paranza?
«Sicuramente. Vedi -per quanto mi riguarda- quando sono sul Giglio io “sento” la paranza, percepisco i suoi umori, così cerco di inviarli al caporale che mi sta davanti, magari attraverso un gesto o una parola. Però, in tutta onestà, sono convinto che questa sia una caratteristica tipica solo dei cantanti nolani, forse proprio perché abbiamo nel sangue una grande passione per il Giglio.».
Dal tuo punto di vista -vale a dire di un cantante- quali sono le differenze che contraddistinguono la festa barrese da quella nolana?
«A Barra, la competizione tra le paranze è molto più forte che a Nola, inoltre, il percorso della festa barrese t’impegna di più. Ma c’è una cosa che ripaga la fatica: il calore e la simpatia del pubblico! Ricordo che a Barra, durante i primi anni, m’impressionavano tutti quei balconi addobbati e la miriade di coriandoli e stelle filanti lanciati al passaggio dei Gigli. Però, oggi mi accorgo che molte di queste tradizioni si stanno perdendo, e un po’ me ne dispiace.».
Hai mai composto una canzone?
«No, perché credo che ognuno, nell’ambito della Festa, abbia un determinato ruolo -ed il cantante- se vuole svolgere al meglio il suo,deve pensare solo a cantare.».
Quali consigli darebbe Felice Parisi ad un giovane cantante?
«Oggi i giovani hanno fretta di arrivare e poca volontà a fare la gavetta! Quando iniziai a cantare io avevo un solo grande idolo: mio zio Enzo (Parisi ndr.), da lui ho imparato tantissimo, soprattutto ad impegnarmi per arrivare dove sono adesso. Nel bene e nel male devo a me stesso, alla mia tenacità, il mio successo, anche se -ti assicuro- i sacrifici da fare sono tanti. Io invoglio i giovani a cantare, ma gli ricordo che la strada da percorrere è lunga, poiché se vogliono solo “strillare” sul Giglio è un conto, se invece hanno davvero intenzione di “cantare” –beh- allora ne è un altro.».
Tu canti sui Gigli da più di vent’anni! Ma ancora ti diverti?
«Sì, fortunatamente; però, c’è sempre stata una cosa che mi ha divertito poco: le prove!».
Elisabetta Nappo
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INTERVISTA A :
FRANCO MANCO
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Direttore della divisione musicale barrese dell’Insuperabile |
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La divisione musicale dell’Insuperabile è barrese. A dirigerla c’è il maestro Franco Manco (primo sax) il quale, insieme a suo fratello Salvatore (2° sax), al tastierista Emanuele Marseglia, al chitarrista Raffaele Vorraro, e alla “piccola banda” -che affettuosamente il maestro Franco chiama “la banda delle tre G”, vale a dire Giorgio alla cassa, Gaetano al rullo e Gennaro ai piatti- costituisce La Manco’s Band.
Festa dei Gigli di San Giovanni 2005: Comitato “Gli Insopportabili del Vico Emanuele”! Le strade adiacenti questa traversa del Corso Protopisani, sebbene siano appena le 17.00 di un afoso pomeriggio settembrino, brulicano di gente. Sono tutti in fermento: tra non molto -lungo le vie di questa parte del quartiere di San Giovanni a Teduccio-sfileranno alcuni carri allegorici, una delle tante attrattive che precederanno “la ballata” del Giglio di domani. Per questioni contingenti, abbiamo dovuto incontrare il maestro Franco Manco qui, poco prima che abbia inizio la sua esibizione con il Comitato. Settembre è uno dei mesi più lunghi per questo musicista, tra i pochi a “fare” -in media- dieci Feste dei Gigli l’anno! Ho conosciuto Franco solo alcuni giorni fa e, nonostante i suoi mille impegni, ha accettato con piacere di concederci questa intervista.
Nel corso degli anni, la musica barrese ha avuto una lunga e vivace fortuna; tanti i musicisti che, attraverso le note dei loro più celebri componimenti, hanno dato vita alla colonna sonora della Festa dei Gigli: da Langella ad Armenio, da Paracuollo a Forino, da Vallefuoco a Velotto, fino a giungere ad Improta e Busiello -passando per Farina. E oggi, quando ci si riferisce alla tradizione musicale barrese -senza alcun dubbio-ci si riferisce a lui,al maestro Franco Manco.
In realtà, Franco è nato a Napoli ed ha vissuto a San Giorgio a Cremano, fin quando non si è trasferito -con moglie e figli- nel quartiere di Secondigliano. Quindi, è la sua famiglia ad essere barrese, ma questo conta poco, visto che -per gli appassionati della Festa- lui è e resterà barrese a tutti gli effetti. Trentaquattro anni compiuti lo scorso diciannove di luglio, allievo del maestro Angrisani (uno dei compositori più noti della Festa barrese, intorno alla fine degli anni ’70), un diploma in Clarinetto e tanto talento!
«Ho cominciato a suonare il clarinetto a otto anni, e mi sono diplomato al Conservatorio a diciotto.»- Mi racconta Franco- «In quegli anni, presso il Conservatorio, non era stata ancora istituita la cattedra di sassofono, così decisi di dedicarmi a quello strumento che più si avvicinava al sax, il clarinetto, appunto. I miei studi, mi avrebbero certamente destinato ad una carriera classica e bandistica, ma la passione per il sassofono mi ha portato altrove.».
A quanti anni hai cominciato a suonare sui Gigli?
«Verso i quindici anni. A quell’epoca, i figli dei musicisti Vallefuoco e Ricciardi (che era mio zio) - Peppe e Gennarino- avevano allestito una fanfara barrese, ed io mi affiancai a loro. Ho suonato per la prima volta su di un Giglio, durante la Festa di Casavatore, poiché Peppe Vallefuoco -primo sax- quel giorno non potè essere presente. Poi, alcuni mesi dopo, suonai a Barra con il Comitato Parrocchia e, l’annosuccessivo, esordii anche a Nola, sul Giglio del Calzolaio.».
Quand’è iniziata la tua collaborazione con l’Insuperabile?
«Nel 1998, dopo aver suonato -per circa nove anni- sulla Mondiale.».
Franco, come nascono le note di una canzone?
«Quando metto in musica dei versi, quello che ho sempre in mente è la carica che quelle note possono dare alla paranza. Vedi, nel comporre una melodia, penso al cantante che la dovrà interpretare, alle sue qualità canore: per esempio, quando so che una canzone dovrà essere cantata da Felice Parisi, mi diletto ad addolcirne le note, scrivendo qualcosa di melodioso, poiché l’estensione della sua voce me lo permette.».
Ricordi qual’è stato il primo brano che hai musicato per la paranza l’Insuperabile?
«Sì, certo! Era il 1994 e mi fu chiesto di musicare la canzone Pecchè. scritta da Gaetano Orefice. Quell’anno, il Comitato Crocella aveva allestito il Giglio -trasportato dalla paranza l’Insuperabile- in ricordo di Francesco Scognamiglio (Cicciotto), scomparso nel mese di aprile. Invece, il primo anno che giunsi all’Insuperabile, cioè nel 1998, musicai –ancora su versi di Gaetano Orefice- L’attesa, il motivo dell’ alzata del Giglio del Comitato Marciapiede.».
Da quando sei all’Insuperabile, tu lavori da quasi dieci anni con lo stesso team di musicisti e cantanti. E’ stato difficile andare d’accordo con tutti?
«Lavorare con le stesse persone, per tanti anni, vuol dire -prima di tutto- realizzare un repertorio musicale che non solo è ricco e variegato, ma anche professionalmente molto valido ed efficace. Nel nostro lavoro, spesso non è facile trovare persone che hanno l’umiltà di accettare dei consigli, invece, io ho la fortuna di collaborare -nel team dell’Insuperabile- con gente che ha il coraggio di mettersi in discussione e di confrontarsi; credimi, questo non è poco!».
Lo sai di essere un esempio per tanti giovani barresi i quali, pur di emulare il loro idolo, cominciano ad avvicinarsi al mondo della musica?
«So bene che qui a Barra, sia io, sia la mia band abbiamo numerosissimi sostenitori, e questo ci fasicuramente molto piacere; ma sapere di essere anche, e soprattutto, un modello da imitare da parte dei giovani ti fa sentire orgoglioso di tutto quello che stai facendo.
The lion sleeps tonight è solo l’ultimo dei tanti motivi che tu hai lanciato “nel mondo dei Gigli”; ma come fai a renderti conto che un brano – a volte totalmente estraneo a questa tradizione musicale- sarà, invece, un successo?
«Beh è semplice, lo intuisco! Quando mi capita di ascoltare un pezzo musicale di qualsiasi genere, io provo ad immaginare l’effetto, e specialmente la carica, che questa canzone potrebbe dare su di un Giglio. E per mia fortuna ci vedo giusto!».
Cosa vuol dire, per il maestro Franco Manco, suonare su l’Insuperabile?
«Certamente, per quanto mi riguarda, suonare per questi ragazzi è una grande soddisfazione! L’Insuperabile è, senza dubbio, il simbolo dei Gigli a Barra. Poi, da un punto di vista professionale,la vetrina che questa paranza ti concede non è paragonabile a nient’altro.».
Elisabetta Nappo
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INTERVISTA A :
GAETANO GEGNOSO
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Cantante barrese dell’Insuperabile. |
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Nonostante sia nato a Torre del Greco l’11 ottobre del 1974, Gaetano Gegnoso detto Babbà, è un barrese ad hoc! Sposato con Flora, ha due bei vispi maschietti, e l’ultimo -Carmine- ha visto la luce in una splendida mattina di fine giugno del 2002!
«Era la notte tra il 23 e il 24 di Giugno». -mi racconta Gaetano- «quando arrivò la notizia che mio figlio Carmine sarebbe nato di lì a poco, io mi trovavo a Nola, poiché - quell’anno- ero uno dei cantanti del Giglio dell’Ortolano (trasportato dalla paranza di Nicola Trinchese). Ricordo sempre con piacere quella Festa -per tanti motivi- ma, in modo particolare, per la nascita del mio bambino che la mia bellissima moglie mi ha dato.
Inizia così la mia chiacchierata con uno dei cantanti più folcloristici e “travolgenti” della Festa dei Gigli.
Babbà è uno dei cantanti dell’Insuperabile barrese, ma spesso, oltre ad essere uno dei protagonisti delle varie sagre dei Gigli, ne è anche l’organizzatore: come nel caso delle due Feste che si sono tenute quest’anno -nel mese di Settembre- a San Giovanni a Teduccio, quartiere dove tra l’altro attualmente vive.
Gaetano, ma tu ricordi la prima canzone che hai cantato su di un Giglio?
«Come no! Si chiamava Carmè ed era stata scritta dal grande poeta Alfonso Zufacchi, su musica del maestro Raffaele Improta. Questo brano è stato la canzone dell’alzata del Comitato S. Antonio nel 1993, l’anno in cui io cominciai a cantare sui Gigli.».
In che anno, invece, hai iniziato a cantare su l’Insuperabile?
«Nel 1998. In realtà, per quanto mi riguarda, posso dire di essere nato musicalmente con la Mondiale, con cui ho cantato dal 1995 al 1997: e anche se un po’ del mio cuore è rimasto là, oggi sono fiero di essere -insieme a Felice Parisi- uno dei due cantanti dell’Insuperabile barrese. Però, prima di intraprendere la carriera di cantante -nel 1992- ho suonato la grancassa con Sebastiano Giardino di Brusciano e, prima ancora, sono stato un cullatore, infatti, nel 1989 avevo la maglia della paranza di Cicciotto, e nel 1991 quella del capoparanza Giovanni Guida detto ‘o Menato.».
Il 1998 è decisamente un anno significativo nella storia contemporanea dell’Insuperabile, visto che -proprio per quella Festa- ha fatto il suo ingresso sul palcoscenico rossoblù un altro grande personaggio: il maestro Franco Manco…
Sì è vero! Quindi è chiaro che con Franco c’è un legame speciale! Per me, lavorare con lui ha significato crescere artisticamente, infatti,oggi posso dire che sia da parte mia che da parte sua c’è un continuo scambio di stimoli.».
In particolare, c’è una canzone che tu hai cantato sull’Insuperabile e che ricordi con una certa emozione?
«Vedi, di solito ti capita di ricordare tutte lecanzoni che interpreti, o per un motivo o per un altro: eppure ce ne sono due -in particolare- che credo abbiano un significato speciale non solo per me, ma per tutti gli appassionati dell’Insuperabile, cioè Pensanno a te (Orefice- Busiello) del 2001 e Parlanne ‘e te (Giordano- Manco) del 2003, scritte entrambe per onorare la memoria del grandissimo Raffaele Ambrosanio.».
Ti sei mai dilettato acomporre una canzone?
«Sì, quest’anno! Per la festa dei Gigli di Crispano, ho collaborato alla realizzazione-sia musicale sia poetica- del brano Inno d’onore dei Tigrotti crispanesi.».
Tu sei un cantante barrese e spesso anche uno dei protagonisti della festa dei Gigli di Nola, infatti, il prossimo anno sarai uno dei cantanti del Giglio del Bettoliere. Ma -secondo te- che differenza c’è tra la festa barrese e quella nolana?
«La Festa dei Gigli di Barra è certamente molto coinvolgente, ma i Gigli a Nola ti emozionano di più. Io ho iniziato a cantare a Nola nel 1997: all’epoca ero il terzo cantante dell’Insuperabile e, onestamente, penso che meglio non potevo iniziare.».
Che consiglio daresti ad un giovane che desidera cantare sui Gigli?
«Prima di tutto gli direi “ma chi t’o fafa’”! Poi gli ricorderei che la prima qualità che un vero cantante dei Gigli deve tenere è l’umiltà!».
Ma cantare ti emoziona ancora?
«Cantare su di un Giglio mi emoziona sempre -per mia fortuna- visto che, nel nostro ambiente, è facile incontrare delle persone a cui interessa solo il lato economico di questo lavoro!».
Ultimamente, capita sempre più spesso di vederti nelle vesti di capoparanza. Gaetano, maè più difficile cantare su di un Giglio o comandarlo?
«Si tratta di ruoli che impongono un impegno diverso. Quando ti trovi a comandare un Giglio, hai molte più responsabilità e in ogni caso non ti puoi permettere di sbagliare, neppure per un momento, altrimenti sei fritto! Comunque devi saper fare il tuo “mestiere” sia davanti sia sopra un Giglio.».
Elisabetta Nappo
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