Sant'Anna di Barra

 

 

LE FOTO
2011 Processione 2011
2009 Processione 2009

 

 

UN PO DI STORIA SUL CULTO E LA STATUA DI SANT’ANNA A BARRA
(tratto da Raccontiamoci a Barra di Romano Marino)

Un’immensa folla si raccoglie, durante l’ultima domenica di luglio, davanti al sagrato della chiesa Ave Gratia Plena in Corso Sirena a Barra dal lontano 1822, nell’attesa di vedere uscire la “Barca” che trasporta il simulacro di Sant’Anna per poi seguire l’annuale processione che, partendo dalla chiesa, percorre Corso Sirena, Via Serino, Corso Bruno Buozzi, Via Luigi Martucci (Sindaco di Barra quando il territorio era Comune autonomo) e, nuovamente Corso Sirena per far ritorno in chiesa.

La statua a figura intera, con accanto alla vergine Maria, è un gruppo ligneo policromo tra i più belli, che annovera l’arte sacra della Campania. Fu scolpito tra il 1820 e il 1822, anno in cui fu consegnato all’allora parroco don Gaetano Ascione che reggerà la parrocchia dal gennaio 1806 all’aprile del 1825.

La devozione dei barresi per Sant’Anna ha antiche origini, che si ricollega alla Sant’Anna che si venera nella chiesa del Carmine Maggiore.

Antonio Illibato nel suo libro “Sant’Anna alle Paludi” scrive: “…la mancanza di documentazione non permette di conoscere in quale misura e in che modo il popolo napoletano, negli ultimi secoli del Medio Evo, abbia onorato la madre della Madonna”. Ancora: ”…già nel 1492, quando i mercanti lombardi stabilitisi a Napoli chiesero ed ottennero per riunirsi, sotto la guida di un sacerdote, che curava la loro vita religiosa, proprio la cappella dedicata a Sant’Anna nel Carmine Maggiore”.

Ora è Pompeo Centanni con il suo libro “Il Nobile Casale della Barra” a riportarci alle origini della devozione dei barresi a Sant’Anna: “…I nostri avi, come altrove abbiamo detto, produttori di ortaggi pregiati nonché di uva, portavano a Napoli il loro raccolto…”. Poi ci accompagna nei luoghi dove erano messi in vendita questi prodotti: “…I luoghi di destinazione erano quasi sempre gli stessi: Piazza Mercato dominata dall’imponente basilica del Carmine o la zona che dall’attuale ferrovia porta a Piazza Carlo III…”. Ed ancora: “…Nella Basilica del Carmine dove solitamente i nostri avi agricoltori si recavano per ringraziare la Vergine quando le loro tasche erano piene di tintinnanti monete, c’era una tela che attirava gli sguardi dei curiosi: ritraeva (attualmente è nella quinta cappella di chi entra) S. Anna…”. Pertanto, è plurisecolare la venerazione dei nostri concittadini per Sant’Anna.

Pompeo Centanni ci fa sapere anche che prima dell’attuale statua, c’era un quadro che raffigurava la madre di Maria.

La statua; dal verbale di riconsegna del gruppo ligneo raffigurante Sant’Anna e Maria bambina, dopo il restauro del 1977, a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli (restauratore il fiorentino Pellegrino Banella), sappiamo che la scultura lignea del XVIII secolo, è di autore ignoto, e misura in altezza cm. 1,73, è larga un metro e profonda cm. 57.

I lavori di restauro furono affidati alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli su consiglio, dopo ampia relazione in data 1 febbraio 1977, di due esponenti della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra: Francesco Strazzullo e Teodoro Fittipaldi esperto questo di scultura napoletana del Sei-Settecento.

A ricordarci la venuta a Barra della statua e il riconoscimento a Patrona è ancora Pompeo Centanni: “…La santa protettrice (è la prima volta che viene proclamato ufficialmente), è Sant’Anna che viene il 26 luglio di ciascun anno, giorno per detto Comune di doppio precetto, giusto riconoscimento del Sommo Pontefice Pio VII con l’assenso dell’Illustrissimo e Reverendissimo Arcivescovo di Napoli fu Luigi Ruffo di Scilla, de 9 luglio 1822che si esibirà…”. Ed ancora: “…Grandi furono i festeggiamenti organizzati da don Gaetano Ascione (parroco dal gennaio 1806 all’aprile 1825), quel 26 luglio 1822: un imponente processione con la presenza di tutto il clero (allora numeroso), attraverso le vie di Barra. La statua portata a spalle da emozionati fedeli, visitò le campagne, i cortili, le periferie…”.

Una statua quasi identica alla nostra si trova nella chiesa dell’Annunziata a Napoli, anche questa è d’autore ignoto e del XVIII secolo.

STORIA DELL'INNO DI SANT ANNA
di Romano Marino

La solenne processione di Sant’Anna si svolge l’ultima domenica di luglio, perché così fu stabilito nel 1923, quando fu deciso anche, seguendo l’esempio d’altre processioni che si svolgevano nei Comuni limitrofi: San Giovanni a Teduccio e San Giorgio a Cremano, che uscisse per la questua, durante le tre domeniche precedenti.
Quell’anno a capo della commissione dei festeggiamenti laici, che una volta duravano vari giorni con luminarie Bande musicali e altro, c’era Giuseppe Scognamiglio meglio conosciuto come Peppe a Serena, un calderaio delle Ferrovie dello Stato abitante in Corso Sirena verso Piazza Monteleone.
Fu questo cambiamento della processione della Patrona di Barra, che indusse Scognamiglio, tramite Salvatore Armenio amico del maestro e direttore della Banda municipale di Barra Raffaele Passaro a chiedere al Passaro di scrivere un “Inno a Sant’Anna”.
Come si sa è certo che a scriverlo fu Passaro, ma non si conosce l’autore dei versi. Ebbene durante le mie ricerche (che proseguono), ho ristretto la cerchia su due persone, il primo e Salvatore Armenio il quale oltre ad essere un poeta era all’epoca il fiduciario fascista di Barra e che aveva scritto e scrisse per la Festa molte canzoni in italiano, ecco alcuni esempi: “Gigliomaneide”, “Macarony” e la non dimenticata “Nastri di Sposa”.
L’atro autore potrebbe essere l’allora parroco della chiesa Ave Gratia Plena detta di Sant’Anna don Saverio Sannino che resse la parrocchia dal 1900 al 1927. Uomo colto, d’ampie vedute, incline al bene e all’aiuto verso i concittadini. Su di lui ho bisogno d’altri riscontri perché alcuni anziani, da me interpellati, verso la fine degli anni Ottanta mi parlarono d’alcune sue pubblicazioni ecclesiastiche e qui dovrò chiedere aiuto all'ex parroco don Ciro Miniero per vedere se nell’archivio parrocchiale c’è qualcosa da lui scritto durante la sua ventennale reggenza. Ciò mi servirà per mettere a confronto i suoi scritti con i versi dell’Inno a Sant’Anna cosa che ho già fatto, come detto, con quelli di Salvatore Armenio.





Web Designer: Antonio Petrone
Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato:
Il Circolo L'Insuperabile, i soci tutti e la cittadinaza Barrese

E-Mail: tonypetrone@libero.it
E-Mail: paolo.anastasio@libero.it