La statua a figura intera, con accanto alla vergine Maria, è un gruppo ligneo policromo tra i più belli, che annovera l’arte sacra della Campania. Fu scolpito tra il 1820 e il 1822, anno in cui fu consegnato all’allora parroco don Gaetano Ascione che reggerà la parrocchia dal gennaio 1806 all’aprile del 1825.
La devozione dei barresi per Sant’Anna ha antiche origini, che si ricollega alla Sant’Anna che si venera nella chiesa del Carmine Maggiore.
Antonio Illibato nel suo libro “Sant’Anna alle Paludi” scrive: “…la mancanza di documentazione non permette di conoscere in quale misura e in che modo il popolo napoletano, negli ultimi secoli del Medio Evo, abbia onorato la madre della Madonna”. Ancora: ”…già nel 1492, quando i mercanti lombardi stabilitisi a Napoli chiesero ed ottennero per riunirsi, sotto la guida di un sacerdote, che curava la loro vita religiosa, proprio la cappella dedicata a Sant’Anna nel Carmine Maggiore”.
Ora è Pompeo Centanni con il suo libro “Il Nobile Casale della Barra” a riportarci alle origini della devozione dei barresi a Sant’Anna: “…I nostri avi, come altrove abbiamo detto, produttori di ortaggi pregiati nonché di uva, portavano a Napoli il loro raccolto…”. Poi ci accompagna nei luoghi dove erano messi in vendita questi prodotti: “…I luoghi di destinazione erano quasi sempre gli stessi: Piazza Mercato dominata dall’imponente basilica del Carmine o la zona che dall’attuale ferrovia porta a Piazza Carlo III…”. Ed ancora: “…Nella Basilica del Carmine dove solitamente i nostri avi agricoltori si recavano per ringraziare la Vergine quando le loro tasche erano piene di tintinnanti monete, c’era una tela che attirava gli sguardi dei curiosi: ritraeva (attualmente è nella quinta cappella di chi entra) S. Anna…”. Pertanto, è plurisecolare la venerazione dei nostri concittadini per Sant’Anna.
Pompeo Centanni ci fa sapere anche che prima dell’attuale statua, c’era un quadro che raffigurava la madre di Maria.
La statua; dal verbale di riconsegna del gruppo ligneo raffigurante Sant’Anna e Maria bambina, dopo il restauro del 1977, a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli (restauratore il fiorentino Pellegrino Banella), sappiamo che la scultura lignea del XVIII secolo, è di autore ignoto, e misura in altezza cm. 1,73, è larga un metro e profonda cm. 57.
I lavori di restauro furono affidati alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli su consiglio, dopo ampia relazione in data 1 febbraio 1977, di due esponenti della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra: Francesco Strazzullo e Teodoro Fittipaldi esperto questo di scultura napoletana del Sei-Settecento.
A ricordarci la venuta a Barra della statua e il riconoscimento a Patrona è ancora Pompeo Centanni: “…La santa protettrice (è la prima volta che viene proclamato ufficialmente), è Sant’Anna che viene il 26 luglio di ciascun anno, giorno per detto Comune di doppio precetto, giusto riconoscimento del Sommo Pontefice Pio VII con l’assenso dell’Illustrissimo e Reverendissimo Arcivescovo di Napoli fu Luigi Ruffo di Scilla, de 9 luglio 1822che si esibirà…”. Ed ancora: “…Grandi furono i festeggiamenti organizzati da don Gaetano Ascione (parroco dal gennaio 1806 all’aprile 1825), quel 26 luglio 1822: un imponente processione con la presenza di tutto il clero (allora numeroso), attraverso le vie di Barra. La statua portata a spalle da emozionati fedeli, visitò le campagne, i cortili, le periferie…”.
Una statua quasi identica alla nostra si trova nella chiesa dell’Annunziata a Napoli, anche questa è d’autore ignoto e del XVIII secolo.